Negli ultimi due lavori mi è toccato intervistare un certo numero di candidati. Nel frattempo, senza troppa fretta, ho messo insieme un elenco di quello che succede quando qualcuno viene segnalato per avere usato l'IA durante la selezione. Se dovessi dire perché ho cominciato, probabilmente risponderei così: quasi tutto quello che leggo viene dal lato del candidato, quindi come si nasconde il programma, come si evita la telecamera, mentre dall'altra parte si vede una storia un po' diversa.
Qui racconto gli esiti che ho incontrato più spesso e qualche convinzione che, alla prova dei fatti, non regge. Prima che il discorso diventi una regola valida per chiunque, però, va chiarita una cosa: io non rappresento tutti gli intervistatori. Ognuno segue il proprio metodo e ciò che accade nella mia azienda non deve per forza interessare un altro datore di lavoro. È il mio punto di vista su quello che ho trovato quest'anno. Terminata questa introduzione, possiamo andare avanti.
Il punto chiave qual è? Il mito più grande, o almeno uno dei più diffusi online, è il momento della telecamera di controllo. Uno se lo immagina così: il programma ti scopre mentre stai parlando, il plugin della webcam accende un riquadro rosso, il colloquio termina e la sicurezza ti porta fuori. Nella mia esperienza non è successo in questo modo.
Quasi tutte le segnalazioni che ho compilato, oppure visto compilare, sono partite in seguito dalle note di un intervistatore e non da un software. Su questo dato, diciamo così, bisogna tenere presente che ogni azienda gestisce i colloqui a modo suo; nonostante ciò, il comportamento mi pare comune a quasi tutte le situazioni. L'intervistatore nota un ritmo che non torna, magari una risposta fin troppo pulita, e scrive la sua osservazione nell'ATS.
Adesso possiamo parlare dell'indizio che conta più di tutti: una risposta con la forma esatta della griglia di valutazione. Quattro frasi rifinite, imparate a memoria? No, a me interessa molto di più che il candidato sappia spiegarmi un concetto tecnico. Il modo in cui racconta un progetto, fra l'altro, dice parecchio anche di come lavora. Quando la risposta viene dall'IA mancano proprio i passaggi meno ordinati, uno torna su quel che ha appena detto, si corregge su una cosa piccola, trenta secondi dopo aggiunge un particolare.
Mi sono capitati candidati brillanti che usavano gli strumenti in modo maldestro e l'effetto è quello di uno scotch invecchiato 16 anni mescolato con la Coke Zero, che povero scotch: di potenziale ce n'è parecchio, soltanto che non lo vedi più sotto tutto quel sospetto e, a berne troppo, finisci pure con un mal di testa enorme.
Segnalato? Di solito non lo sai, punto. La nota resta come una riga permanente nel fascicolo e il prossimo intervistatore la legge prima di decidere se parlarti. Un amico su Reddit continuava a nominare InterviewMan; quelli che ho segnalato quest'anno non usavano nulla di altrettanto discreto. Non essere tu quello della nota nell'ATS.
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